LERICI

Lérici (Lérze o Lerxi in ligure[2]) è un comune italiano di 10 228 abitanti[1] della provincia della Spezia in Liguria. È il quarto comune della provincia per numero di abitanti. Con il capoluogo di provincia e Porto Venere è uno dei tre comuni che si affacciano sul Golfo dei Poeti. La frazione di Tellaro fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia.[3]. Per molti anni, Lerici ha ospitato Lord Byron, Mary Shelley e Percy Bysshe Shelley. È uno dei borghi marinari più famosi della Liguria e del nord dell'Italia in generale, è infatti meta di moltissimi turisti durante tutto l'arco dell'anno; un fenomeno che si sta verificando da ormai alcuni decenni è quello dell'acquisto di abitazioni estive da parte di persone provenienti in special modo dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna. Le prime tracce del borgo di Lerici nella storia risalgono all'epoca etrusca, quando con tutta probabilità fu insediato un primo loro villaggio, intorno al VII secolo a.C.[5], dopo la fondazione della futura città romana di Luni[5]. Nel tempo la particolare posizione geografica fece di Lerici un porto naturale, prima per i Liguri[5], poi per i Romani[5]. Nel medioevo la baia servì come approdo e scalo commerciale, prima per i conti-vescovi di Luni[5], per gli Obertenghi e poi per i Malaspina[5]. Ma è con la Repubblica di Genova che Lerici cominciò ad assumere un ruolo più importante. Dopo aver acquistato Porto Venere e averne fatto una base strategica per il controllo del golfo spezzino, Genova venne in possesso di Lerici, negoziando con i signori di Vezzano e di Arcola, che erano i feudatari della località[6]. Nel 1152[6] a Porto Venere fu firmato l'atto con il quale Giulenzio, Butafara e Girardo per Arcola e Guido, Bellengerio, Alberto, Girardo ed Enrico per Vezzano cedettero Lerici per 29 e 10 lire a Lucca. L'insediamento della repubblica genovese in questa parte del golfo e le sue mire espansionistiche verso est si scontrarono con la famiglia malaspiniana: questi furono sconfitti nel 1174 a Monleone di Cicagna[6], e furono costretti a sottoscrivere un patto con il quale erano obbligati, fra l'altro, a lasciare Lerici. Negli anni successivi il borgo lericino vide accrescere la sua importanza. La sua collocazione geografica e l'assenza di fortificazioni ne avevano fatto un luogo deputato a trattative per porre fine alla guerra fra Genova e Pisa. Fu proprio qui, nel 1217, che fu stipulato un trattato di pace fra di esse. Lo scontro navale all'Isola del Giglio del 1241[5], risoltosi con la vittoria dei Pisani sulla flotta genovese, incise sul destino di Lerici. La Repubblica marinara di Pisa, infatti, occupò la baia e l'approdo, forse senza incontrare resistenza. I Pisani tentarono di vincere il presidio di Porto Venere ma furono respinti e per questo decisero di fortificare Lerici, iniziando a proteggere il borgo con l'edificazione di mura[5]. Il possesso pisano non durò a lungo: nel 1254 la sconfitta di Pisa ad opera dei Genovesi nella battaglia della Meloria, impose nel 1256[6] la restituzione del locale castello e del porto lericino[5]. Genova mise mano al potenziamento delle difese lericine, rafforzandone il castello e dopo qualche anno ricostruendo il borgo fortificato. Agli albori del XIV secolo il passaggio di Dante Alighieri, pur non storicamente documentato come nel caso di Sarzana e Castelnuovo Magra, è sostenuto da molti studiosi in forza della potente citazione del Canto III del Purgatorio. L'episodio della celebre memoria boccacciana della Epistola di frate Ilaro a Uguccione della Faggiuola, databile intorno al 1315 e relativa all'antico cenobio benedettino della vicina Bocca di Magra, vale senz'altro ad incrementare le probabilità della prestigiosa frequentazione. Anche Lerici fu teatro degli scontri che opposero nei primi decenni del Trecento i Ghibellini e i Guelfi, i quali per ben due volte distrussero il paese, senza riuscire ad espugnare il castello. Conquistato dai Fieschi nel 1392[6], che lo consegnarono al duca d'Orlèans, il territorio ritornò nelle mani dei Genovesi (durante il dogato di Giorgio Adorno[6]) e, dal 24 maggio 1396, del Regno di Francia di Carlo VI[6]. Con la caduta del governo franco-genovese, nel 1411[6], le fortificazioni e il borgo furono venduti ai Fiorentini[6]. L'anno successivo Genova riuscì nuovamente ad entrare in possesso di Lerici, tenendola per quattordici anni, fino a quando non fu consegnata ad Alfonso V d'Aragona nel 1426[6]. Gli avvenimenti della seconda metà del Quattrocento videro succedersi diversi domini fino al definitivo passaggio a Genova nel 1479[6] che, in seguito, la elevò a sede di capitaneato. Nei decenni successivi il castello, ampliato e consolidato con una pesante e spessa cortina esterna, per renderlo invulnerabile alle artiglierie divenne un punto di forza della repubblica. Con la nuova dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento del Golfo di Venere, con capoluogo La Spezia, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Lerici (o "Lerice", come appare nei documenti antichi) rientrò nel IV cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Lunigiana e dal 1803 centro principale del II cantone del Carpione nella Giurisdizione del Golfo di Venere. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento degli Appennini. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Dal 1859 al 1927 il territorio fu compreso nel II mandamento di Lerici del circondario di Levante facente parte della provincia di Genova prima e, con l'istituzione nel 1923, della provincia della Spezia poi. Al 1939 è risalente l'aggregazione della frazione di Tellaro dopo il suo distacco dal territorio di Ameglia[7], mentre gli ultimi aggiustamenti al territorio comunale risalgono al 1960 quando una zona territoriale di Lerici viene aggregata al comune di Ameglia.

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